La vita che imposta ci viene,
che si vuol sia un bene prezioso,
è una cosa che non ci appartiene,
è un debito in contenzioso. . . . . .
Non l’abbiamo per niente richiesta,
tantomeno l’abbiam “ meritata “,
pur se viene onorata qual festa
che, ogni anno, si vuol celebrata.
Il suo scorrere sempre oneroso,
col suo carico di triboli e pene,
nel cammino ognor doloroso
è condanna piuttosto che un bene.
Padri e madri son sempre impegnati
a crear innocenti creature,
che a subir saran condannati
in gran copia tormenti e torture.
La Scrittura lo suol minacciare,
non si sa per che iniqui concetti,
che i figli debban sempre pagare
per degli avi i pur gravi difetti.
Con pensioni da fame erogate
si può appena pagare l’affitto,
degli anziani son certo mirate
a negar alla vita il diritto.
Di gran lunga assai meglio la morte,
per por fine ad una ria sorte,
dell’infame che vien definita
col beffardo eufemismo di “ vita “.
domenica 26 aprile 2009
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