a) Il Sole
Sorge il sole di buon’ora
a far luce dall’oriente
e, man man che sale e indora,
il suo raggio è più cocente.
Quand ' è all ’apice ormai giunto
del suo viaggio peregrino
e lo zenit ha raggiunto,
incomincia il suo declino.
Va scemando lentamente,
sia la luce che il calore
ed infine ad occidente
spegne l ’ultimo bagliore.
Ma durante il gran splendore,
coi suoi raggi bioferenti,
elargisce neo vigore
alla terra e ai viventi.
E la vita si rinnova,
al prezioso suo percorso;
la biosfera se ne giova
nel suo ciclico ricorso.
b) L’acqua
Nell’intrider tutto il suolo
vi s’imbeve di elementi
necessari per lo stuolo
d’animali, piante e genti.
Per effetto del calore,
che dal suol vien erogato,
si trasforma in vapore
ch’in ascesa sal filato.
Finch’il freddo va a trovare
che in nube lo trasforma
e lo fa precipitare
della pioggia sottoforma.
E la vita si rinnova,
al prezioso suo percorso;
la biosfera se ne giova
nel suo ciclico ricorso.
CICLO DELLA VITA
c) La pianta
Basta un seme che s’impianta,
che nell’humo poi germoglia,
per dar vita ad una pianta
che, crescendo, vi s’infoglia.
E dall’acqua che raccoglie
trae preziosi gli alimenti
per nutrire bacche e foglie,
rigogliose di sementi.
Al supremo sacrificio
è votata integralmente,
a totale beneficio
della fauna vivente.
Col mirabil suo fogliame,
pel benessere di tutti,
oltre al tronco da legname,
dona fiori e tanti frutti.
In un ciclo a rotazione,
quando i semi ricadranno,
a completa lor funzione,
nuove piante formeranno.
E la vita si rinnova,
al prezioso suo percorso;
la biosfera se ne giova
nel suo ciclico ricorso.
d) L’ uomo
Un suo tratto di cammino
a ciascuno è assegnato
dal fatidico destino,
nel momento in cui è nato.
Vi s’avvia ch’è ancor piccino,
barcollante ed insicuro,
assistito da vicino. . . .
la sua mèta è il futuro.
Ogni passo è una scoperta
ed accresce l’impazienza
che la mente fia esperta,
acquisendo conoscenza.
Poi, man man che passan gli anni,
si fa sempre più maturo,
sì che pur tra mille affanni,
il suo passo è più sicuro.
Non si può tornare indietro,
nè possibil è sostare:
anche solo di un metro,
sempre devesi avanzare.
Al vital suo refe affida
il ricamo di sua sorte,
pria che Atropo il recida
decretandone la morte.
Quand’alfine, vecchio e lasso,
ha cresciuto la sua prole,
insicuro si fa il passo. . . . . .
rallentare deve e suole.
Ed allor ch’è declinante
e passato ha il testimone,
malandato e tremolante,
ha concluso la missione.
Quand’ognun ha completato
il suo tratto esistenziale,
altri già gli è subentrato
nel perpetuo universale.
E la genesi rinnova
il suo ciclico ricorso;
con la nemesi ritrova
la catarsi nel percorso.
sabato 9 maggio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento